Antologija choženij russkich putešestvennikov XII-XV veka. Issledovanie. Teksty. Kommentarii

Ultimo aggiornamento: 25 maggio 2021

Maleto E.I.

Antologija choženij russkich putešestvennikov XII-XV veka. Issledovanie. Teksty. Kommentarii

Nauka, Moskva 2005


Da oltre trent’anni in Russia non usciva una monografia sull’argomento. Bisogna infatti risalire all’inizio degli anni ottanta per trovare qualcosa di simile, quando uscì la raccolta di testi, curata da N.I. Prokof’ev. La sua Kniga choženij (Moskva 1984) offriva, dopo una breve introduzione, i racconti di pellegrinaggio e di viaggio della letteratura medievale slavo-orientale in lingua originale e in traduzione russa. Si andava dal viaggio dell’apostolo Andrea, narrato nella Cronaca degli anni passati, fino al Viaggio al di là dei tre mari di Afanasij Nikitin (1466-1472). La presente pubblicazione non sembra discostarsi dal volume citato, come sembra dire il titolo “Antologia degli itinerari dei viaggiatori russi XII-XV sec.”. In realtà buona parte del volume (pp.163-371) contiene nuovamente i testi dei diversi racconti, ma con alcune differenze e ampliamenti, su cui ritorneremo. La differenza è rappresentata soprattutto dall’ampia introduzione (pp.11-162), ristampa della monografia apparsa qualche anno prima (Choženij russkich putešestvennikov XII-XV vv., Moskva 2000), che costituiva la dissertazione dottorale in scienze storiche dell’autrice. Non appariva in Russia un saggio così ponderoso dai tempi dello studio di N. I. Prokof’ev (Russkie choždenija XII-XV veka, in Literatura Drevnej Rusi i XVIII v., Moskva 1970, pp.1-264, UZ MGPI im. V.I. Lenina 363, non citato in bibliografia, ma solo in nota da Maleto!).

La monografia introduttiva, che non appare aggiornata rispetto alla precedente edizione, si articola ora in cinque capitoli. Il primo, che prima costituiva l’introduzione, ripercorre a grande linee la storia degli studi “nello specchio della scienza patria e straniera”. Si comincia dagli inizi del XIX sec., con il circolo raccolto intorno a N.P. Rumjancev, fino alla grande stagione degli studi ottocenteschi, pubblicati soprattutto nel Pravoslavnyj Palestinskij sbornik, passando poi all’epoca sovietica, che rappresenta una “nuova tappa” nella storia degli studi (sic!). La ricerca contemporanea si sarebbe concentrata soprattutto sull’Itinerario dell’egumeno Daniil (1106-1108) e sul Viaggio di Afanasij e più in generale sulla storia internazionale. All’estero emergono, a suo parere, soprattutto gli studi di K.D. Seemann (definito ancora “tedesco occidentale”!) e di G. Majeska, di cui comunque si sottolineano i limiti.
Criticando il precedente approccio letterario e storico religioso, dominante a partire dall’Ottocento, Maleto vuole offrire una nuova prospettiva nello studio di questi importanti documenti, che definisce “approccio complesso” (kompleksnyj podchod), con un termine assai di moda in Russia, legato a una serie di congressi e a una nuova interessante rivista Drevnjaja Rus’, un approccio interdisciplinare che va dalla geografia storica alla metrologia, dalla storia sociale alla storia della mentalità (mentalnost’ in russo).
Nel secondo capitolo si presentano i dodici testi esaminati, riproponendo in modo più ampio, opera per opera, la storia degli studi già tratteggiata (si vede quanto sia stato utile lo Slovar’ knižnikov e knižnosti), ma con alcune osservazioni di carattere generale assai discutibili. Per esempio la distinzione nella descrizione del viaggio fra principio spaziale e temporale, che dividerebbe i racconti di pellegrinaggio dai viaggi “laici” con finalità diplomatica o commerciale (p.27). Rimane fondamentale, anche qui come in tutta la storiografia sovietica, l’ansia di ritrovare una motivazione extrareligiosa ai viaggi descritti, sia diplomatica, sia commerciale, che amplifichi il valore storico dei documenti presi in esame. Alla fine, come indica una tabella alla fine del capitolo (pp.74-75), la motivazione esclusivamente religiosa diventa una vera rarità. L’Itinerario di Ignatij di Smolensk (1389) sarebbe il primo “viaggio laico, libero da motivi biblico-apocrifi”. E questo soprattutto per la presenza della descrizione dell’incoronazione dell’imperatore bizantino, nulla di più sacro se si considera la tradizione bizantina. Alla fine del capitolo si aggiunge una riflessione sulla testimonianza degli annali, che tramanda i medesimi testi e che andrebbe analizzata insieme ad essi.

Nel terzo capitolo si ricostruiscono nel modo più tradizionale possibile i “rapporti internazionali della Rus’” come emergerebbero alla luce delle testimonianze dei pellegrini e viaggiatori. Naturalmente anche qui si sottolinea che non si tratta quasi mai di “semplici pellegrini”, ma di rappresentanti ufficiali, di esponenti “grecofili” in opposizione a “slavofili”. Laddove e raramente si giunge per pellegrinare nei luoghi santi, ci si appresta a operazioni diremmo commerciali, come la composizione di una guida, magari sul modello greco. Peccato che la studiosa non citi l’unico volume uscito in questi anni sull’argomento (A. Külzer, Peregrinatio graeca in Terram Sanctam. Studien zu Pilgerführern und Reisebeschreibungen über Syrien, Palästina und den Sinai aus byzantinischer und metabyzantinischer Zeit, Frankfurt a. M., Berlin, Bern, N.Y., Paris, Wien 1994). Quando si parla di missioni diplomatiche o di rapporti commerciali Maleto si trova a suo agio. Ve ne sarebbero tutte le ragioni in particolare parlando del Viaggio al Concilio di Firenze, ma la riflessione storica non trova appigli nel testo, che così rimane nell’ombra. Eppure questo Viaggio, anche se in modo indiretto, come abbiamo dimostrato, evoca in modo straordinario le profonde trasformazioni del tempo (M. Garzaniti, Il viaggio al Concilio di Firenze. La prima testimonianza di un viaggiatore russo in Occidente, in Itineraria 2, 2003, pp.173-199).

In realtà l’attenzione di Maleto si concentra soprattutto su un altro aspetto, sulla ricostruzione degli itinerari alla luce delle vie di collegamento sia con l’oriente mediterraneo, sia con l’Occidente, per poi diffondersi sulle unità di misura (con accenni anche al sistema monetario). Non possiamo soffermarci nei particolari, ma ci limitiamo a qualche osservazione. Considerando le vie di collegamento per terra, per fiume e per mare l’autrice si limita alla ricostruzione storica, senza percepire quelle differenze che segnano invece i racconti di pellegrinaggio e di viaggio dal XIV-XV sec. con l’affermazione progressiva della Moscovia. Maleto non si accorge che la presenza di una descrizione degli itinerari interni alla Moscovia e alla Rus’ risponde proprio al processo di formazione dello stato russo. Determinati itinerari, inoltre, non sono affatto casuali, come sembra intendere Maleto, ma sono conseguenza di eventi storici. Si pensi, per esempio, all’itinerario della delegazione russa al Concilio di Ferrara e Firenze, che non potè passare per il principato lituano e il regno di Polonia proprio per l’ostilità degli Jagelloni, ma dovette attraversare la Germania, inaugurando una via per l’Occidente divenuta poi tradizionale.

Partendo dai dati offerti sia da M. A.Venevitinov, che aveva studiato a fondo l’Itinerario di Daniil, Maleto presenta le varie unità di misura usate, poi riportate in una tabella finale (p.389). Si osservano comunque delle contraddizioni: nella tabella finale la versta è uguale a 1066 m., nella ricostruzione delle distanze del metropolita Isidoro si indica l’equivalenza di 2,16 km. (pp.119-120). La studiosa, infatti, nello schema finale riassuntivo, come d’altronde nel testo, non ha sottolineato a sufficienza la complessità del sistema di misure del mondo slavo-orientale, che variava da area a area e che per i viaggi all’estero era influenzato profondamente dai sistemi di misura stranieri. Gli stessi testi ci vengono in aiuto indicando le equivalenze delle nuove misure, come abbiamo avuto modo di osservare in un recente articolo (Viaggiare nel medioevo russo. Appunti sul lessico di viaggio slavo-orientale, in “Quaderni del Dipartimento di Linguistica - Università di Firenze” 2006, in stampa). Partendo da Majeska, ma facendo riferimento anche alla tradizione annalistica, Maleto analizza poi i mezzi di trasporto usato e ricostruisce la velocità del percorso. I diversi itinerari sono illustrati graficamente alla fine, ma senza lo sfondo della cartina geografica (sic!), se si esclude il Viaggio di Afanasij Nikitin (pp.393-398).

Ciò che manca, in questo capitolo e in tutto il volume, è la percezione della valenza simbolica della descrizione dello spazio in questi racconti (e non solo in quelli di pellegrinaggio): la misurazione mostrava un mondo di simmetrie, che rivelava la potenza del creatore e allo stesso tempo la perfezione geometrica, con cui doveva essere costruito il santuario e in genere quanto esso contenuto. L’autrice percepisce l’esistenza di questo complesso simbolismo, come dimostra l’inizio del quinto capitolo, ma non ha gli strumenti per analizzarlo. Si ferma a qualche vago riferimento alla letteratura medievistica, si limita a indicare il ruolo importante delle leggende, senza neppure citare le sacre scritture, accenna a proposito di Afanasij Nikitin alla rottura del sistema utopico della geografia medievale, ma non va oltre. La sua acribia anche nell’ultimo capitolo continua ad esercitarsi nella dissezione dei diversi racconti, fissando alcune categorie di dati. Questa volta Maleto, con il piglio dell’antropologo, si concentra sulla descrizione della natura e le indicazioni climatiche, sulla rappresentazione dello straniero e infine sulle curiosità (sic!) e le reliquie, che hanno attirato l’attenzione dei viaggiatori. E’ veramente deplorevole, dopo tanti studi in Occidente, ma ora anche in Russia (si vedano per esempio gli studi di A. Lidov) trattare a questo livello le reliquie e i santuari.

Rimane così del tutto estranea al saggio, ci pare, la comprensione del Sitz im Leben, che Seemann aveva cominciato a definire, rimane del tutto estranea la percezione dell’elevato tasso di letterarietà di queste opere, che riflettono l’immaginario collettivo medievale, profondamernte ancorato a una ben determinata concezione del mondo. Certamente vengono raccolti molti dati, ma secondo categorie che spesso ci impediscono la comprensione della fonte, perché sradicati dal loro contesto. Perché per esempio nella descrizione della Terra santa o di Costantinopoli si seguivano determinati itinerari? Perché incontriamo la descrizione delle dodici chiese che si visitavano salendo al Sinai? Perché nel suo racconto sull’India Afanasij Nikitin fa riferimento alla statua di Giustiniano nel foro di Costantinopoli? Solo per fare qualche domanda sulla base dei dati offerti dalla ricerca. Ma molte altre ve ne sarebbero, che neppure emergono nella riflessione di Maleto.

Questa assenza di sensibilità per le fonti si manifesta pienamente nella parte antologica, che si limita a ricopiare i testi analizzati, spesso da edizioni antiche o da volumi per lo più ancora disponibili con brevi postfazioni e qualche nota esplicativa. Ancora più stupore ci provoca l’inserimento di diversi testi, che non erano stati analizzati nel saggio introduttivo. La Vita di Evfrosinija di Polock, il Racconto sulle porte di ferro e la Descrizione di Derbent e Shirvan. L’autrice nemmeno osserva che questi ultime due brevi descrizioni presentano, pur in forme diverse, il medesimo testo. D’altra parte anche per altri testi si offre una doppia edizione (sic!), per esempio per il Pellegrino di Stefan di Novgorod (1348-1349). Segue una sezione in cui oltre agli estratti della Cronaca degli anni passati sull’apostolo Andrea e sul viaggio della principessa Ol’ga a Costantinopoli, vi sono anche l’Itinerario della Madre di Dio fra le pene dell’inferno e il famoso episodio della Vita di Ioann di Novgorod, in cui si racconta del suo viaggio a Gerusalemme in groppa al diavolo. Soprattutto questi ultimi due, il primo proveniente dalla letteratura apocrifa di origine balcanica e il secondo, che rappresenta una delle più interessanti testimonianze della letteratura demonologia del medioevo russo, avrebbero meritato almeno una spiegazione. Ma si sarebbe dovuto mettere mano radicalmente alla prima parte che invece è rimasta la medesima.

Anche se nella bibliografia vengono citati alcuni lavori, per esempio l’edizione di J. Krajcar sul Viaggio al Concilio di Firenze, si ha l’impressione che con l’eccezione del saggio di Majeska, quanto citato non sia stato letto. Fra l’altro varrebbe la pena di ricordare che l’ottima dissertazione citata The making of the Medieval Russian journey (Diss. University of Michigan 1978), che appare sotto il nome di G.L. Vroon (sic!), non è altro che il primo lavoro di Gail Diane Lenhoff, a tutt’oggi una delle migliori specialiste di letteratura medievale russa. Purtroppo il saggio rimane concentrato sulla “letteratura patria”, con quell’afflato retorico “grande russo”, che nuoce alla ricostruzione della cultura degli slavi orientali. D’altra parte sembra che altrove non si faccia meglio. Se consideriamo il saggio dell’ucraino P. Bilous (Palomnyc’kyj žanr v istoriï ukraïns’koï literatury, Žitomir 1997) e del bielorusso S. Garanin (Šljachami daunich vandravannjau, Minsk 1999) osserviamo la medesima impostazione nazionale, pur da un diverso punto di vista. Almeno per Garanin dobbiamo però almeno sottolineare lo sforzo di offrire nuove edizioni per i racconti di viaggio “bielorussi”.

Non ci soffermiamo neppure sugli errori e le sviste nella bibliografia se non per citare qualcosa che ci riguarda. L’unico nostro articolo citato, uno dei miei primi in italiano (1985), di cui non si cita la più recente e del tutto rielaborata versione russa (“Choženie” igumena Daniila v Svjatuju zemlju. Literatura i bogoslovie na Rusi XII veka, in “Slavjanovedenie” 2, 1995, pp.22-37), pur citato correttamente in una nota insieme al saggio V. Vodoff, nella bibliografia finale si è inspiegabilmente fuso con l’indicazione bibliografica dello studioso francese, rendendo incomprensibile il rimando.
Si deve così tristemente concludere che lo studio di Maleto rivela non solo incongruenze e contraddizioni, ma un approccio assai limitato alla materia. Si tratta dunque di un’occasione mancata di offrire un’introduzione a una letteratura di grande importanza nella storia della cultura medievale non solo slavo-orientale, ma anche europea.

Marcello Garzaniti

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Pubblicato in «Studi Slavistici» III (2006), pp. 371-375 (http://www.fupress.net/index.php/ss/article/download/3284/2895)

Scheda a cura di: Garzaniti M.