Il crepuscolo di Bisanzio

Ultimo aggiornamento: 11 maggio 2021

Djuric, I.

Il crepuscolo di Bisanzio

1392-1448

Donzelli Roma 1995


La fine dell’impero romano d’Oriente si è caricata, nei secoli, delle valenze evocative proprie delle date epocali. Non solo: attorno al declino di Bisanzio si concentrano gli stereotipi storiografici di un «senso comune» che vede nel bizantinismo il male del più esasperato politicismo, la decadenza dello spirito pubblico e della lotta politica nelle spire della logica del tradimento. Una deformazione prospettica diffusasi lungo tutta l’età moderna, che ha proiettato all’indietro i caratteri dell’ultima Bisanzio: un mito a suo modo volgare che il libro di Ivan Djurić consente di tradurre nella ricchezza interpretativa e documentaria di uno studio storico di grande acume, che lucidamente conduce al cuore del mondo politico, religioso e diplomatico della Costantinopoli al suo tramonto: come scrive lo stesso Djurić, è la storia della fine di «un impero che non c’è». Già infatti alla fine del XIV secolo Bisanzio non è più padrona del proprio destino, costretta a fare i conti con il declino del suo prestigio, con la miseria delle città, con l’indebitamento dello Stato e la dipendenza economica dalle potenze mediterranee, con i conflitti interni alla famiglia regnante, con le mutilazioni territoriali e l’inevitabile decentralizzazione. Infine con i turchi: tutto ciò scandisce il tramonto fino alla definitiva caduta nel 1453, e si erge prepotentemente a sfondo storico degli sforzi di Giovanni VIII Paleologo – il vero protagonista del libro – di contrastare un destino forse non del tutto scritto. Dal trono del penultimo imperatore il libro scruta la coeva storia politica d’Europa, della penisola balcanica, del Mediterraneo, ridisegnando l’intero mosaico del potere formale e di quello reale di un impero millenario trasformatosi lentamente da soggetto in oggetto.

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